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Miniere e tonni: nel Sud Ovest sardo 

di Franca dell’Arciprete Scotti

 

Acqua turchese, ville sontuose e shopping di lusso. Una Sardegna che non richiede spiegazioni né rilanci. E’ quella che calamita vip e mondanità da cinque continenti. Ma c’ è anche un’altra Sardegna del tutto insolita e più appartata che vive un fascino tutto speciale. Per esempio il fascino del Sud Ovest, quel territorio che si stende tra Oristano e Cagliari, fino alle isole di Sant’Antioco e di San Pietro, poco conosciute anche dagli stessi isolani.
E se i centri più grandi sono toccati dalla famosa Carlo Felice, la mitica strada 131 che percorre tutta la Sardegna, altri paesi rimangono fuori da ogni rotta comune e bisogna andarli a cercare con pazienza e tenacia. Moltissimi gli spunti per un turismo alternativo che, pur non dimenticando gli splendidi sfondi marini, vada alla scoperta dell’entroterra. Un turismo fatto di interesse per le stratificazioni storiche dell’isola e, perchè no, anche per la storia del lavoro e dell’archeologia industriale. Da questo punto di vista è davvero intrigante la novità del turismo minerario. Nomi come Buggerru, Masua, Porto Flavia, Montevecchio, Monteponi, assolutamente sconosciuti al grande pubblico e forse difficilmente rintracciabili in una guida turistica, sono oggi luoghi di enorme suggestione e memoria. Per trovarli e goderli però ricordiamo che non sono tutti facilmente accessibili e che è indispensabile prenotare le visite guidate a cura di IGEA segr.dir@igeaminiere.it , www.igeaminiere.it , che di solito utilizza personale dipendente ed esperto, a suo tempo impiegato nelle miniere attualmente dismesse. Una volta accettate le condizioni di visita su appuntamento in determinati giorni della settimana e gli itinerari tortuosi, tutto sarà più facile. Il turismo minerario in Sardegna si sviluppa in grandissima parte nel territorio del Sulcis Iglesiente che si stende intorno a Carbonia Iglesias, appena nominata capoluogo di provincia. Provincia di Carbonia Iglesias e-mail: provcarboniaiglesias@tiscali.it  tel. 0781.6695.1, tel. 0781.31095.
Un territorio ricchissimo di minerali, soprattutto piombo e zinco, cioè galena e blenda, sottoposto a massiccio sfruttamento dalla metà dell’800. Certo, c’erano stati in precedenza secoli e secoli di scavo da parte di Cartaginesi, Romani e Pisani, ma solo verso il 1850 cominciò un’opera organizzata di sfruttamento industriale. La dinastia sabauda cominciò a dare in concessione singoli giacimenti alle grandi società organizzate. Quasi tutte straniere, franco-inglesi, con sede a Parigi o a Londra, a parte quella del senatore Giovani Sanna di Sassari, che divenne “dominus” di Montevecchio. Proprio qui, in questa località ombreggiata, dove si arriva inerpicandosi dalla costa occidentale completamente selvaggia e quasi priva di strade, si capisce l’organizzazione della comunità mineraria: palazzo dirigenziale, case, scuole, colonia al mare, spaccio, monete battute direttamente per la miniera. Con la guida specializzata si visitano i palazzi della società in stile liberty, le Laverie, i pozzi in mattoni rossi dalle linee neogotiche. Le miniere coprivano tutto il territorio del Sulcis Iglesiente e fu splendore economico fino alla prima guerra mondiale, poi, per varie cause, ci fu un calo nell’estrazione, fino alla chiusura degli ultimi cantieri nei recenti anni Novanta. Ma soprattutto nel periodo tra il 1850 e il 1915 e poi tra le due guerre, le miniere del Sulcis sardo produssero quantità enormi di minerali piombo argentiferi e a Montevecchio le officine inventarono nuovi sistemi di scavo e brevetti che furono addirittura acquistati in America. Un altro villaggio tutto concentrato sull’attività minerario era Buggerru, sul mare, dove adesso sopravvivono solo pochi anziani attaccati ai ricordi del passato. Un passato glorioso, per cui Buggerru conobbe per primo la luce elettrica e l’automobile, come pure i primi scioperi importanti. Il monumento all’Eccidio di Buggerru ricorda l’episodio del 1904 di ribellione e protesta per ottenere salari e orario più ragionevoli. Era una Sardegna appena uscita dal medioevo feudale, in cui si moriva di malaria o di fame, che cominciava a conoscere le prime leghe di solidarietà, insieme con le più avanzate tecnologie industriali. Se la miniera dava pane, lavoro e una casa, costringeva a condizioni di lavoro quasi disumane. Visitando pozzi e gallerie e osservando gli strumenti di lavoro, si comprendono bene alcuni fenomeni sociali del tempo: morte per silicosi, perdita degli arti a causa di terribili scoppi inaspettati, paralisi alle mani per l’utilizzo di martelli pneumatici. Senza dimenticare tutto il lavoro faticoso all’esterno della miniera per cernere, fondere e trasportare il materiale ai porti più vicini. Per ovviare ai costi di trasporto, nel 1924 fu ideata un’opera geniale. Porto Flavia nacque per evitare il lungo trasporto del minerale che doveva essere imbarcato a mano su ceste nelle barche a vela che andavano poi a Carloforte, dove attraccavano i grandi bastimenti del Nord Europa. Porto Flavia è una costruzione ardita che collega la miniera di Masua tramite una lunga galleria nella montagna direttamente con il mare: al centro di una altissima falesia sulla costa, davanti al curioso Pan di Zucchero, si apre lo sbocco della galleria dove i silos, con un complicato sistema di nastri scorrevoli, scaricavano il minerale direttamente nelle stive delle navi accostate alla roccia. I trenini per i visitatori percorrono le gallerie, sbucando su enormi distese dove si alzano come moderni dinosauri tralicci arrugginiti, pozzi, magazzini, pompe idrauliche, forni, impianti di trasporto. Stesso paesaggio alla miniera di San Giovannni alla periferia di Iglesias, che nasconde però un tesoro in più. E’ la grotta di Santa Barbara, casualmente scoperta nel 1952, un unico grande vano ricco di formazioni cristalline, che variano dal bianco calce all’arancio al bruno.

Le isole dell’isola
Forse ancora più intriganti dell’ isola madre, Sant’Antioco e San Pietro sono una scoperta continua, raggiunte con un lungo ponte e un traghetto di breve durata. Sant’Antioco si sviluppa intorno alle sue aree archeologiche importantissime, che comprendono la necropoli punica più vasta del Mediterraneo con ipogei scavati nella nuda roccia, il famoso Tophet o cimitero dei bambini, che in un’area a cielo aperto disponeva migliaia di urne cinerarie di terracotta, gli ipogei riutilizzati come abitazioni dalle classi più povere del paese fino agli anni ’50 e il nuovo ottimo Museo archeologico, che testimonia i reperti dell’antica Sulky fenicia. Un biglietto cumulativo permette la visita dei monumenti gestiti dalla cooperativa Archeotur. Info: tel. 0781/841089 www.archeotur.it  La Casa del bisso invece è il sorprendente laboratorio di Chiara Vigo che con il suo telaio tramanda un’arte millenaria e unica al mondo, la lavorazione del bisso marino, filamento che la pinna nobilis, un grande mollusco bivalve, secerne per ancorarsi al fondo del mare. Trattato e tessuto, questo filamento diventa un prezioso filo dai riflessi dorati utilizzato dalle caste reali fin dall’antichità.
L’isola di San Pietro, ancora più defilata dalle rotte turistiche, ha conquistato l’attenzione internazionale da quando Carloforte, unico centro abitato, è protagonista del Girotonno, che celebra ogni anno l’epica delle tonnare e della mattanza. Studiosi ed esperti di enogastronomia mediterranea si danno appuntamento intorno alla competizione tra chef di tutto il mondo, chiamati a cimentarsi con ricette a base di tonno. www.girotonno.it  Saline invase da miriadi di uccelli, spiagge bianche, rocce, insenature frastagliate, natura allo stato puro, bizzarre incrostazioni scavate e battute dal maestrale sono le attrazioni dell’isola, colonizzata nel 1735 dai liguri provenienti da Tabarka in Tunisia che colsero l’occasione offerta dal re di Sardegna per tornare in Italia



 

 

 

NOTIZIE UTILI

Per visitare il Sud Ovest sardo è indispensabile l’automobile. Conviene quindi senz’altro scegliere il passaggio in nave: Moby, famosa tra i bimbi per le sue navi decorate con i personaggi della Warner Bros, leader sui collegamenti verso la Sardegna, offre 1 milione di posti auto ad 1 euro per tutto l’anno, anche a luglio ed agosto e tutti i programmi sportivi e d’intrattenimento SKY. www.moby.it .
Per una prima sosta sulla costa sarda ottimo il Ventaclub Calarossa, Trinità d’Agultu e Vignola situato in un grandioso anfiteatro naturale affacciato sul mare vicino a Santa Teresa di Gallura oppure il Ventaclub Colostrai di Muravera a 60 chilometri da Cagliari, di fronte ad una lunga spiaggia di sabbia fine d’origine granitica www.ventaglio.com , Servizio Clienti 02 – 33 47 33 47. Per soggiornare nelle zone più vicine ai parchi minerari ideale la formula del Bed and Breakfast: ottimi S’Anninnia di calda atmosfera familiare con camere dotate di veranda privata a Gonnesa, tel.0781/45132, info@sanninnia.i  e La Rosa dei Venti, una splendida villa padronale con arredi d’epoca nell’isola di Sant’Antioco tel.0781/828010, rosaventi@hotmail.com Per assaporare cus-cus vegetariano, tonno alla carlofortina e caponata, sosta da Nicolò di fama internazionale a Carloforte. www.danicolo.com . Per fare una minicrociera intorno a calette e spiagge bianchissime e andare oltre, verso torri, nuraghi e antichi templi fenici di Sant’Antioco, il Charterverdemare propone Cajeta, un confortevole Oceanis 500. info@charteverdemare.it , www.carlofortevacanze.com  Informazioni turistiche per viaggiare: “L’altra Sardegna” Consorzio di promozione turistica del Sud Ovest sardo www.sardegnadelsudovest.it . Informazioni per la ricerca di alloggi: www.sardinia.net  tel.070/503093




 

 

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