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“L’Odissea
di Omero è forse il libro più conosciuto
sulla faccia della terra. Chi non ha mai
sentito parlare di Ulisse (o Odisseo che
dir si voglia) e delle sue
peregrinazioni per tornare all’amata
isola d’Itaca, dalla fedele moglie
Penelope e dal figlio Telemaco?[…]
Eppure, finora mai nessuno è stato così
folle da pensare che il vero
protagonista dell’Odissea non fosse…
Odisseo, ma un personaggio molto più
oscuro, quasi sconosciuto, di cui anche
nel testo si parla pochissimo: Filottète.
Ma se vorrete seguirmi nell’analisi del
capolavoro omerico con questa insolita
chiave, vi accorgerete che con essa si
aprono quasi tutte le porte.” Così
comincia l’autore, e Giulio Giorello
avverte nella prefazione: “La questione
omerica è diventata un labirinto, non
meno complesso di quello che si immagina
architettato da Dedalo, e in un momento
di lucida sincerità Alberto Majrani
confessa: “Ma se io fossi così pazzo da
scrivere un libro su quest’idea, Lei
sarebbe così pazzo da farmene la
prefazione?” Il Lei sono io. La mia non
mi sembra troppo grande; quanto alla
follia dell’Autore, diremo con Manzoni
che giudichi chi sa – e con Shakespeare
che comunque in tale follia c’è del
metodo.”
Ma perché proprio Filottete? Chi era
Costui? Filottete viene presentato nei
poemi omerici come il migliore degli
arcieri achei, e quindi la persona
ideale a cui Telemaco doveva rivolgersi
per liberarsi dei Proci, gli arroganti
pretendenti al trono a alla mano della
regina Penelope. Quanto ad Ulisse, Omero
ripete continuamente che il re di Itaca
è morto, che non potrà più tornare, e
che quindi Telemaco deve pensare a
reclutare dei guerrieri che lo possano
aiutare nell’impresa. In effetti, gli
unici che riconoscono Ulisse non sono in
grado di testimoniare (come il cane
Argo), o vivono in luoghi lontanissimi
(come il popolo dei Feaci), oppure sono
proprio coloro che trarrebbero un
vantaggio dal ritorno del loro re, come
gli amici e i servitori fedeli, oltre
agli stessi Telemaco (che aspira al
trono) e Penelope (che non ha la minima
intenzione di risposarsi). Omero è il
geniale poeta di corte, amante degli
enigmi, che costruisce una lunga
sequenza di incredibili avventure in
luoghi lontani per giustificare la lunga
assenza di Ulisse, ma che dissemina il
suo racconto di indizi per fare capire
come si sono svolte realmente le cose,
che diventano evidenti solo a chi
conosce la soluzione di questo
stupefacente gioco ad incastri. Il
saggio di Alberto Majrani può anche
essere letto come un romanzo, grazie al
suo stile brillante e fluente, ma è al
tempo stesso un lavoro estremamente
lucido e corretto dal punto di vista
filologico e scientifico, tanto che
parecchi studiosi del ramo ne stanno
valutando molto seriamente la validità.
Un ampio riassunto si trova sul sito
www.filottete.it . Gli amanti dei viaggi
non devono poi perdere la lunga
appendice finale del libro, in cui si
ribalta completamente la vecchia tesi
secondo la quale “Omero era un poeta e
non un geografo”. Omero era un genio e
non dormiva affatto, afferma Majrani, e
questo concetto è completamente da
rivedere alla luce delle sue
considerazioni: basta pensare che Ulisse
non fosse … Ulisse, e tutto il racconto
dell’Odissea assume improvvisamente una
coerenza altrimenti insospettabile. E
per chi ancora pensa che questa è solo
pura follia, forse non c’è niente di
meglio che concludere con Erasmo da
Rotterdam: «l’unico fatto certo è che
senza il condimento della follia non può
esistere piacere alcuno».
Ulisse, Nessuno, Filottete
di Alberto Majrani
Logisma Editore -
www.logisma.it
euro 12 in libreria
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