Turchia e UNESCO

Il Paese, interessante da visitare per le molte anime che lo abitano e ne hanno fatto un mix di saperi e cultura, presenta i suoi 17 siti iscritti nella Lista Ufficiale UNESCO ed i 71 siti candidati. Particolari anche gli iscritti nel Patrimonio Immateriale

 

Per la sua posizione strategica di ponte tra Occidente e Oriente, il territorio dell’odierna Turchia ha visto lo svilupparsi, o il passaggio, di decine di popolazioni, come gli Ittiti, gli Urartei, i Frigi, i Traci, i Persiani, i Lici, i Lidi, i Greci e i Romani, per poi continuare con i Bizantini, i Selgiuchidi e gli Ottomani.

Pochi Paesi al mondo hanno visto il susseguirsi di tante civiltà sul proprio territorio, civiltà che hanno lasciato una traccia profonda delle loro opere e delle loro creazioni e hanno regalato alle generazioni odierne uno straordinario patrimonio storico e artistico. L’intera Penisola Anatolica è diventata un crocevia per popoli di origini diverse, che giunsero qui a ondate e si mescolarono con le popolazioni stanziali, creando ogni volta una nuova sintesi e organizzazioni statali complesse.

 

Ciò che visitiamo oggi, è un’eredità culturale unica al mondo, riconosciuta in ambito internazionale. La Turchia, che ha ratificato la Convenzione Internazionale UNESCO il 23 maggio del 1982, ha attualmente 17 siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità: i quartieri storici della città di Istanbul; la città anatolica di Safranbolu nella provincia di Karabük sul Mar Nero; sempre nella regione del Mar Nero la capitale dell’impero ittita Hattusha nella provincia di Çorum; la Cappadocia con le sue rocce e i suoi Camini delle Fate e il Göreme National Park; la Grande Moschea e l’Ospedale di Divriği, costruiti nel 1299 nella provincia di Sivas; il Monte Nemrut, sulla cui sommità, a quota 2150 metri, si erge la tomba santuario del re Antioco I di Commagene; Xanthos, città dell’antica Licia nella provincia di Antalya, e il vicino santuario di Latona; Hierapolis, città ellenistico-romana della Frigia situata nei pressi di Pamukkale, famosa per le sue sorgenti calde che formano concrezioni calcaree; il sito della città di Troia, descritta nel poema epico dell’Iliade, situata nella provincia di Çanakkale; la Moschea Selimiye di Edirne, capolavoro dell’architettura ottomana realizzato dal celebre Mimar Sinan, il “Michelangelo ottomano”; il sito neolitico di Çatalhöyük, in provincia di Konya, che fornisce una prova importante della transizione dai villaggi all’agglomerato urbano; la città di Bursa e il villaggio di Cumalıkızık, luoghi di nascita dell’Impero Ottomano; l’acropoli e il paesaggio culturale stratificato dell’antica città di Pergamo; il sito archeologico di Efeso, uno dei più noti e meglio conservati di tutto il Mediterraneo; la città fortificata di Diyarbakır e i giardini di Hevsel; il sito di Ani, in provincia di Kars in Anatolia Orientale; e infine – new entry da luglio 2017 – la città antica di Afrodisia, un tempo capitale della provincia romana della Caria, e le cave di marmo a nord-est della città.

 

Oltre a questi 17 siti, vi sono altri 71 siti nella lista dei candidati UNESCO. Tra questi, l’eccezionale sito archeologico di Göbeklitepe, scoperto dall’archeologo tedesco Klaus Schmidt nei pressi di Şanlıurfa in Anatolia Sud Orientale: destinato a cambiare radicalmente la storia dell’archeologia, si ritiene essere il primo complesso templare dell’umanità, costruito ben 7.000 anni prima delle grandi piramidi egizie e in tempi ancor più remoti rispetto all’innalzamento del primo megalite di Stonehenge.

 

Mentre iscritti nel Patrimonio Immateriale del Paese, anche alcune particolarità come la danza rituale dei Dervisci Rotanti, la tradizione del Caffè Turco, l’arte Ebru ovvero la tecnica di marmorizzazione della carta, il teatro delle ombre detto Karagöz o ancora i prodotti in ceramica tipici dell’artigianato turco detto çini.

 

Per maggiori informazioni: www.turchia.it

 

 

 

 

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