Gli occhi su Taormina

Questo piccolo mondo antico dal sapore di mandorle e limoni, è stato sotto gli occhi di tutti per qualche giorno. Sulla costa e in ogni dove sono stati realizzati grandi preparativi; i riflettori del G7,  puntati su questo angolo di paradiso in Sicilia, l’hanno mostrata col suo volto più bello. Taormina, un quadro che seduce lo spirito e l’immaginazione tra castelli, vestigia romane ed enogastronomia d’eccezione

testo Rosanna Fudoli – foto Alberto Fontana

 

Taormina è certamente una di quelle mete di vacanza che non possono non essere visitate almeno una volta nella vita, ma che, una volta scoperte, non si può fare a meno di ritornarvi. E ritornare a Taormina, dopo un anno, un mese o una vita, la sensazione è la stessa, perché Taormina non cambia, conserva intatta nel tempo la sua fisionomia, anche se il modernismo e il consumismo pure qui hanno fatto breccia. “Ciò che è meraviglioso – ha scritto di Taormina Roger Peyrefitte – ciò che alla fine conta più d’ogni altra cosa è che tutto è rimasto nell’ordine: gli stranieri con i loro vizi, il paese con le sue virtù antiche. I baroni passano, Taormina resta”.

E’ questo fascino misterioso, questa realtà fuori dal tempo che i turisti vengono a scoprire, a vedere e ad amare; perché non si può vivere a Taormina senza innamorarsi. E quest’isola irreale è stata la culla, nel tempo, di mille amori, molti anche “proibiti” ai quali, forse anche, questa dolce cittadina arroccata ai piedi del Monte Tauro deve la sua fama nel mondo. Perché qui, nei tempi, soggiornarono e amarono personaggi dai nomi illustri. Primo fra tutti Johann Wolfgang Goethe che, oltre due secoli fa, vide Taormina come “un lembo di paradiso sulla terra”; e non era altro, allora, che un borgo imprigionato dalle mura arabe, erette come un fortilizio mille anni prima. E fu proprio Goethe, con il suo “ Viaggio in Italia” a descrivere e a fare apprezzare nel mondo questo lembo di terra lontana.

Dopo di lui, novanta anni più tardi, il barone fotografo tedesco Wilhelm Gloeden ne diffuse le immagini fotografiche assieme alle fotografie dei ragazzetti del luogo, nudi e agghindati da fauni o da satiri, che portavano godimento nei raffinati salotti di Berlino, dove la più bella società si raccoglieva attorno ai Krupp. Al resto provvide il Kaiser che, dopo essere approdato con la sua nave nella ridente baia di Isola Bella, richiamò su Taormina l’interesse di teste coronate e rappresentanti dell’alta finanza. E un altro tedesco, infine, Otto Geleng, diede origine all’industria alberghiera, nel novembre del 1864, inventandosi un albergo inesistente, il “Timeo”, dipingendone il nome su un asse di legno che pose sulla porta d’ingresso di una vecchia casa padronale di proprietà di Ciccino La Floresta, dopo aver lanciato nei salotti di Parigi una sfida-scommessa a quanti non credevano che l’inverno di Taormina fosse quella radiosa primavera che Geleng raffigurava nei suoi quadri.

Ma questo non era solo ieri, tutt’oggi personaggi della cultura, della finanza, dell’arte e dello spettacolo invadono le stradine dell’antico borgo e i locali alla moda. Ma anche tanti giovani senza blasoni e nomi illustri, che indugiano a sciamare per Corso Umberto, sul quale si affacciano le mille coloratissime vetrine, o per i vicoli nei quali sono ubicati i caratteristici locali di più recente invenzione, dopo aver trascorso una giornata al sole di Mazzarò o nelle acque di Isola Bella o sulle spiagge che si aprono a vista d’occhio lungo tutta la riviera che da Giardini-Naxos si spinge fino a Capo S. Alessio, sovrastato dall’imponente castello (XII-XIV) e a monte dal piccolo paese di Forza d’Agrò, un borgo che nulla ha da invidiare a Taormina, tranne la notorietà.

 

Perché oggi Taormina non è più solo l’antico borgo che trasuda retaggi di antiche civiltà che emergono nel bel mezzo di una natura forse unica che fa di questo lembo di Sicilia una delle acropoli più incantevoli del mondo. Taormina oggi è piuttosto un grande comprensorio turistico che comprende l’antico borgo di Forza d’Agrò, la riviera di Letojanni, la baia di Mazzarò con l’Isola Bella e la cittadina di Naxos; un comprensorio che vanta una prestigiosa e varia ricettività alberghiera, una miriade di ristoranti tipici nomati per l’ottima cucina, un ricco patrimonio storico-culturale, un paesaggio variegato di grande  bellezza naturalistica e una floricultura spontanea e naturale che fa veramente pensare  che in questo angolo di terra è sempre primavera.

Scrisse a proposito Guy de Maupassant, e vale la pena ricordarlo: “Se un uomo non avesse che un solo giorno da passare in Sicilia e domandasse che cosa vedere, io gli risponderei senza esitare: Taormina. Non è che un quadro, questo paesino, ma un quadro in cui si trova tutto ciò che sembra fatto sulla terra per sedurre gli occhi, lo spirito, l’immaginazione”.

 

Ed in questo periodo tutto il mondo scoprirà Taormina, con i tanti restauri, le strade asfaltate di fresco, le facciate abbellite ed infiorate, la faranno conoscere, con il suo volto più bello, anche a chi non ancora l’aveva visitata, vissuta, amata.

 

Tra vestigia di antiche dominazioni

La prima tappa d’obbligo, a Taormina, va riservata al Teatro Greco-romano, il più grande e meglio conservato degli antichi teatri siciliani. Dopo aver osservato da vicino le strutture sceniche è bene arrampicarsi sino alla cima delle gradinate, al centro della cavea. Lo spettacolo è veramente unico. E qualsiasi evento si organizzi in questa location diventa importante: tantissimi nomi del firmamento mondiale inseriscono Taormina nei propri tour.

Esaurita questa doverosa formalità, almeno una fugace visita va fatta agli altri monumenti che testimoniano la gara a distanza fatta nei secoli, oltre che da greci e romani, da bizantini, arabi e normanni, impegnati a lasciare la loro impronta su questa rocca a strapiombo sul mare.

Interamente romano è il piccolo Odeon (chiedete del teatrino romano, così è indicato sulle piantine), incastonato tra l’elegante Palazzo Corvaia (‘400-‘500), costruito per ospitare una storica seduta del primo parlamento siciliano, accanto ad una torre araba, e la quattrocentesca chiesa di Santa Caterina.

L’itinerario classicheggiante essenziale va completato con un salto ai grandiosi resti delle terme (anch’esse romane), chiamate Naumachie, sulle quali poggia un lungo tratto del Corso Umberto, la strada dello shopping, sulla quale si affacciano i portali, i rosoni di antiche chiesette e i bei balconi di dimore cinquecentesche dai motivi spagnoleggianti. Da non trascurare, infine, tre veri gioielli dell’architettura medioevale: la Badia Vecchia, dalle ampie finestre a sesto acuto ammantate di trafori e fregi in pietra di diversi colori, il Palazzo dei Duchi di S. Stefano, con la facciata trapunta di pietra lavica (è sede della fondazione in titolata allo scultore Giuseppe Mazzullo, di cui ospita numerose opere) e il Palazzo Ciampoli.

 

E poi, il mare… l’Isola Bella, Mazzarò, Naxos… ma questa è un’altra storia.

 

Info utili:

In tutta la baia e nella stessa Taormina varie e di tutti i generi e costi sono gli alloggiamenti, dagli storici 5 stelle ai B&B di charme o più spartani.

Quasi tutte le compagnie aeree fanno scalo a Catania, distante circa 50Km da Taormina.

Conviene arrivare in aeroporto e noleggiare un’auto per essere indipendenti oppure utilizzare il bus che collega l’aeroporto a Taormina.

Per maggiori informazioni: www.comune.taormina.me.itwww.visitasicilia.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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