Il Colosseo, una frazione di eternità

Il sole al tramonto rovescia fiumi d’oro fra le lunghe ombre delle arcate dove riecheggiano quelle grida di gioia e incitamento che il popolo gettava nell’arena, mentre bestie feroci, martiri e invincibili gladiatori spargevano il loro sangue

testo e foto di Stefania Mezzetti

 

L’anfiteatro Flavio, uno dei luoghi più cruenti che il mondo abbia mai visto, nasceva per raccogliere quel favor populi che tanto premeva agli imperatori per la loro carriera politica. Il geniale architetto che lo progettò nel 71 ac, era stato incaricato di creare un esempio vivente della benevolenza dell’imperatore nei riguardi del popolo romano ad imperitura memoria; fu così che sorse questo edificio titanico e incredibilmente complesso nella sua apparente semplicità, rimasto nei secoli come simbolo di magnificenza a onorare non solo imperatori romani, ma anche papi e dittatori.

 

Si deve a Vespasiano l’idea di edificare un luogo deputato ai giochi gladiatori di dimensioni, capienza e grandiosità degno della capitale dell’impero, il più stupefacente in assoluto. Nove anni dopo l’inizio dei lavori, l’opera fu inaugurata dal figlio Tito con ben tre mesi consecutivi di festeggiamenti con combattimenti tra gladiatori, spettacoli di caccia e battaglie navali. La realizzazione dell’attico e delle gallerie sotterranee si realizzeranno con il fratello Domiziano e poiché i tre imperatori facevano parte della dinastia Flavia, anche l’edificio fu chiamato Anfiteatro Flavio. Il nome Colosseo gli venne attribuito successivamente in epoca medioevale, in riferimento al Colosuss Neronis la più grande statua in bronzo mai realizzata nel mondo antico che si ergeva nei pressi della villa di Nerone, proprio nel luogo prescelto ove venne posizionato l’anfiteatro.

Originariamente, nella vallata fra i colli Oppio, Celio e Velia si trovava lo Stagnum Neronis, fatto costruire dal tiranno ai piedi della sua colossale residenza, la Domus Aurea nel pieno centro di Roma. Vespasiano non a caso scelse questa zona per il monumento simbolo eterno di Roma: il suo obbiettivo era quello di chiudere la funesta pagina di Nerone inaugurando una nuova epoca di riavvicinamento al popolo.

Titanico fu il lavoro di costruzione: dopo aver prosciugato il lago vennero gettate le fondamenta e costruite le strutture portanti. Decine di migliaia di schiavi e prigionieri, ma anche muratori, artigiani e semplici cittadini lavorarono incessantemente per erigere l’edificio in candida pietra di travertino, proveniente dalle miniere di Tivoli. Ancora oggi possiamo ammirare la struttura che si sviluppa su due assi principali di circa 180 metri, alle cui estremità si trovano la Porta Triumphalis da dove entravano i gladiatori e i musicisti e la Porta Libitinaria dedicata alla dea della morte, da cui uscivano i combattenti deceduti. La forma ellittica era congeniale per poter mettere in scena sfilate, cortei e processioni e dare una visibilità globale allo spettatore. Il teatro poteva contenere cinquantamila persone sedute, oltre a un vasto numero di posti in piedi sugli spalti. La facciata si componeva di quattro ordini, tre inferiori da ottanta arcate rette da pilastri in porfido e l’attico a parete piena decorato con grandi scudi di bronzo scintillante. In cima erano collocati dei lunghi pali in legno a cui erano legate delle funi che permettevano di tendere il velarium, una enorme tenda stesa per dare ombra al pubblico o proteggerlo dalla pioggia. All’interno di ogni arcata dei due livelli centrali sorgevano ottanta statue di bronzo dorato incorniciate nella bianca pietra con uno splendido effetto a distanza.

 

Fra tutti gli spettacoli che i svolgevano nell’arena, certamente il più seguito era quello delle lotte fra gladiatori. Veri e propri personaggi popolari, delle celebrità paragonabili ai moderni campioni di calcio, erano reclutati fra i prigionieri di guerra e gli schiavi. Pur non avendo scelto il proprio destino, costoro avevano la possibilità di diventare uomini liberi; se si comportavano con valore in campo, gli editores (i finanziatori dei giochi) potevano pagare molto bene per assicurarsi i vincitori dei combattimenti più importanti, e con tanto denaro si pagavano la libertà. Risiedevano in una costruzione adiacente all’anfiteatro, la Ludus Magnus costituita da una serie di celle e da palestre dove allenarsi; erano sottoposti a un trattamento severissimo e una rigida disciplina, chi tentava di scappare veniva messo ai ceppi e punito con la flagellazione. Acclamatissimi erano gli spettacoli in cui si esibivano lottatori bardati nei loro armamenti dorati e cimieri ornati da piume coloratissime, dei veri e propri costumi di scena. Molti erano i generi in cui venivano identificati i gladiatori, fra i principali si ricordano gli equites che combattevano a cavallo e quelli pesantemente armati come i myrmillones, i Galli, i Sanniti,gli hoplomachi o più leggeri come i Thraex, gli arcieri sagittarius, e i retiarii. Comunque sia, il loro destino era decretato dal giudizio dell’imperatore, che con il pollice verso ne condannava la morte. Famosa è rimasta la fatidica frase Ave Cesare, morituri te salutant.

 

Dopo il crollo dell’impero e la discesa dei barbari, il Colosseo nel VI secolo cadde in disgrazia proprio come la sua città. Fatiscente, grigio e sporco, sottoposto a scosse di terremoto non era più il celeberrimo anfiteatro ma un ammasso di pietre e erbacce. Anche se Teodorico, per tenere viva l’idea della Roma imperiale si era preoccupato di tutelarne e preservarne la magnificenza monumentale, l’edificio continuò la sua rovinosa decadenza mangiato da erbacce e detriti. Nel medioevo le grandi famiglie aristocratiche in cerca di abitazioni fortificate per difendersi dai ripetuti saccheggi, si impadronirono di ogni luogo che li potesse proteggere e fu così che il Colosseo passò a residenza dei Frangipane, ideale come avamposto alle spalle del Laterano che permetteva di avere una preziosa difesa dalle invasioni. Ma sarà solo una parentesi, il Colosseo conteso fra papi, nobili e invasori tornerà ad appartenere anche al senato popolare e nel Rinascimento farà da sfondo, nientemeno che a misteriosi riti magici, mentre i papi ne fecero la cava per la costruzione dei loro palazzi. Nel 1500 il Colosseo appariva sempre più desolato e triste, circondato da un ambiente insalubre e inospitale. Una successiva rinascita lo vide protagonista come centro di culto dei martiri cristiani; l’arena che aveva visto la loro persecuzione rappresentava un potere straordinario nell’alimentarne il culto. Venne eretta una cappella e furono poste le prime stazioni della via Crucis, la Confraternita del Gonfalone prese ad esibirsi nella scena della passione di Cristo e intanto il Colosseo continuava la sua funzione di cava di marmo; tant’è vero che è rimasto famoso il celebre detto riferito a papa Urbano VIII Barberini, al quale si deve un radicale rinnovamento urbanistico e artistico di Roma con i materiali presi dal Colosseo: ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini. Solo nel settecento il papa emise un editto con il quale si proibiva la profanazione del Colosseo, venne posta una gigantesca croce nera al centro dell’arena e restaurate le quattordici edicole dalla storia travagliata: rimosse durante l’occupazione francese furono poi reinstallate e infine demolite nel 1814. Saranno i componenti dell’arciconfraternita degli amanti di Gesù e Maria che daranno inizio alla tradizione della processione della Via Crucis che ancora oggi viene celebrata il venerdì santo.

 

Quando nell’era moderna si riscoprono le antiche vestigia come luoghi romantici e idilliaci, il Colosseo venne considerato imprescindibile meta turistica per gli stranieri che da tutta Europa effettuavano il Grand Tour. Ne furono affascinati personaggi come Byron, Browing, Shelly, Ruskin, Dickens che con la loro testimonianza tra rime, lettere e acquarelli ne fecero un richiamo per chiunque volesse dirsi e sentirsi un perfetto gentiluomo.

Dopo una serie di lavori di recupero e sistemazione intrapresi da Napoleone che ne voleva fare il centro di un gigantesco parco archeologico, l’anfiteatro assunse l’aspetto attuale con le arcate murate là dove l’ennesimo terremoto ne aveva fatto crollare una parte.

Fonte d’ispirazione non solo per poeti e artisti ma anche per registi, il colosso è entrato nella storia del cinema divenendo eccezionale set cinematografico per film come Il Gladiatore, La Dolce Vita, La Grande Bellezza per non citare i colossal in costume come Quo Vadis, Ben Hur e Spartacus.

 

Con la sua aria imperturbabile, immobile in un mondo in perenne mutamento che gli gira intorno, trasmette in maniera esemplare la transitorietà del potere degli imperi e la decadenza finale anche delle più ambiziose imprese umane.

 

Cosa vedere: per la prima volta il Colosseo si racconta attraverso la mostra Colosseo. un’icona, una rassegna allestita nella emozionante cornice dell’ambulacro del secondo ordine dell’anfiteatro, con una vista spettacolare sull’antica Roma e sull’arena. Location ideale per rivivere in prima persona la lunga e intensa vita del sito nei secoli fino ai giorni nostri. Pannelli e ricostruzioni ripercorrono i momenti significativi che hanno reso il Colosseo protagonista della storia di Roma, sia nella sua grandezza che nei momenti di decadimento, ma sempre simbolo per eccellenza di eternità e potenza, di civiltà e cultura. Visibile il magnifico plastico dell’architetto ebanista Carlo Lucangeli, un lavoro ligneo del 1812 in scala 1:60 che riproduce il Colosseo come doveva essere in origine. Fino al 7 gennaio 2018. Biglietti e prenotazioni visite guidate www.coopculture.it

 

Dove dormire: il Colosseo è l’attrazione dell’anno, dopo i recenti lavori di restauro è tornato splendente, affascinate meta imperdibile, l’occasione giusta per un soggiorno romano. Fra le offerte alberghiere della capitale non è sempre facile trovare un ambiente familiare ma curato nei minimi particolari, un’atmosfera soft con grande attenzione al cliente, personale sempre disponibile per ogni esigenza. Il Boutique Hotel Mascagni è tutto questo e anche di più. Realizzato all’interno di un grande palazzo ottocentesco, sorge nel cuore pulsante della città, dove storia, arte e cultura si fondono in un effetto di grande suggestione. Le antiche terme romane di Diocleziano, la chiesa di San Bernardo, le spettacolari fontane delle Naiadi di Piazza Esedra e quella del Mosè o Dell’Acqua Felice e la vicinanza con la stazione Termini, la commerciale via Nazionale e le fermate della metropolitana, lo rendono centrale e ben posizionato. L’hotel dispone inoltre della Luxory Dependance con camere e suite dal raffinato design moderno, eleganti e confortevoli, intime e silenziose con una vista romantica sui tetti di Roma.

L’Hotel Mascagni è in Via V.E. Orlando, 90, tel. 06 48904040  www.mascagnihotelrome.it ed è affiliato al gruppo Space Hotels www.spacehotels.it

 

 

 

 

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