Arte in vetrina



a cura di Alida Bonifacio


Il Futurismo in mostra a Palazzo Foppoli, Tirano
Passato alla storia come uno dei più rivoluzionari e discussi movimenti di avanguardia artistica, il Futurismo non ha lasciato in eredità solo una copiosa produzione pittorica, scultorea e architettonica dagli esiti straordinariamente innovativi, ma anche un eccezionale patrimonio editoriale di libri e documenti. Per valorizzare l’importanza dell’editoria futurista il Comune di Tirano, con il sostegno di Regione Lombardia – Culture, Identità e Autonomie della Lombardia e la Provincia di Sondrio, ha promosso la mostra Segno+Ritmo+Scrittura. Da Marinetti a Boccioni, da Palazzeschi a Depero. Carte e libri futuristi della Biblioteca “Arcari” di Tirano, in programma fino a domenica 24 giugno 2012, presso Palazzo Foppoli, in piazzetta Maurizio Quadrio a Tirano. Nella mostra, curata da Paolo Sacchini, si possono ammirare, per la prima volta raccolti insieme, i libri e i documenti della vasta collezione futurista conservata presso la Biblioteca “Paolo e Paola Maria Arcari” di Tirano che, fino a oggi, non erano mai confluiti in un unico fondo unitario e risultavano reperibili solo attraverso il catalogo a schede cartacee consultabile in biblioteca. Nel complesso la Collezione futurista di Tirano comprende sessanta volumi tra i quali autentiche pietre miliari della letteratura e dell’editoria del XX secolo, molti dei quali con dedica autografa, cui si aggiungono alcune riviste, come il numero di «Poesia» che celebra ufficialmente la nascita del movimento marinettiano, e numerosi documenti di vario tipo quali manifesti e volantini originali, una cinquantina di lettere e cartoline di autori futuristi, articoli d’epoca ed altro ancora. L’articolazione in quattro sezioni della mostra (a ingresso libero) consente al visitatore di scorrere la storia del movimento marinettiano, esaminando da vicino le peculiarità della letteratura futurista e scoprendo la “rivoluzione tipografica” che i futuristi idearono per fare anche dei volumi a stampa delle autentiche opere d’arte.


Il bagno di Philippine e la Volta verde al Castello di Ambras, a Innsbruck
Curiose le mostre in programma a Innsbruck… La stagione si è aperta dal Castello di Ambras (www.khm.at/it/prenotate-la-vostra-visita/castello-di-ambras/) con “Splash! Il bagno di Philippine Welser”, una mostra (aperta fino al 30 giugno 2012) dedicata alla cura del corpo. Già dal titolo si capisce che non è la solita mostra. Il tema è la pulizia nei tempi antichi: con il bagno di Philippine Welser il castello vanta infatti una delle poche sale da bagno del XVI secolo conservatesi fino a oggi. La sala è rivestita di pannelli di legno e dotata di una vasca di zinco sistemata a livello del suolo, profonda circa un metro e mezzo. Philippine Welser, sposa dell’arciduca d’Austria Ferdinando II, dedicava molto tempo alla cura di sé e scrisse anche dei trattati sul tema del benessere con consigli e accorgimenti. La mostra diventa quindi anche un’occasione per approfondire l’argomento della cura del corpo da un punto di vista storico-culturale. Dal 14 giugno al 23 settembre 2012, il castello di Ambras apre invece le sue porte a una delle più straordinarie collezioni di arte e artigianato artistico di tutto il mondo. I tesori della collezione di arte e curiosità della celebre “Grünes Gewölbe” (volta verde) di Dresda, che, proprio come i pezzi racchiusi nelle camere dell’arte e delle meraviglie del castello di Ambras, sono costituiti da raffinati oggetti preziosi prodotti con impareggiabile maestria artigianale. Fu nel 1725 che Augusto il Forte aprì al pubblico questa collezione, che comprende statuette, gingilli tecnici, orologi, minuziose miniature, noccioli di ciliegia intagliati e sontuosi gioielli. In questa occasione, a Innsbruck si può ammirare una selezione di circa 65 oggetti tratti dalle collezioni della Grünes Gewölbe, dell’armeria e del vasto patrimonio delle collezioni di arte nazionale di Dresda. www.innsbruck.info


Il nuovo Museo delle “Bisses” a Botyre, Svizzera
Il 23 maggio è stato inaugurato a Botyre, un piccolo villaggio tra Sion e Anzère nel Vallese svizzero, il Museo delle bisses. Cosa sono le bisses? Nell’Alto Vallese di lingua tedesca vengono chiamate bisses, o suonen, le antiche e strette condotte che da secoli forniscono acqua alle zone aride del Vallese. Per irrigare i pascoli e le coltivazioni i contadini vallesani furono costretti a “intercettare” l’acqua dei torrenti che nascono dai ghiacciai, spesso distanti più di 10 km (l’epoca di costruzione di alcune di queste condotte è incerta, per alcune è sicura la loro edificazione nel Medioevo). Le spettacolari bisses attraversano gole, superano pareti di roccia e corrono nei boschi. Se parte dei canali sono in disuso, molti sono quelli tuttora in funzione o che sono stati recuperati in tempi recenti. Ecco quindi un museo, ospitato in un pregevole edificio degli inizi del XVII secolo, dove viene illustrata la storia delle condotte idriche e la loro grandissima importanza per la vita del Vallese. Dieci sale in tutto dove si racconta il fascino delle bisses, dalle origini fino ai giorni nostri, e grazie a un plastico del Vallese (dalla curva del Rodano in corrispondenza di Martigny fino a Briga, in scala 1:15000) si può avere una visione d’insieme di queste strutture. Si può così fare una passeggiata virtuale nella Valle del Rodano e ammirare lo sviluppo dell’antica rete di condotte idriche. Queste bisses, spesso costruite a rischio della vita, mostrano la genialità e la risolutezza degli abitanti del Vallese di un tempo. La rete idrica delle bisses è parte integrante della storia del Vallese e senza di essa non avrebbe visto la luce la fiorente agricoltura che caratterizza questo cantone e la colonizzazione delle valli laterali non sarebbe stata possibile. Le bisses sono state e sono ancora oggi un modo insostituibile per garantire l’irrigazione. Per pubblicizzarne l’importanza e per assicurarne la manutenzione, il cantone Vallese ne sostiene l’inserimento nella lista dell’Unesco come Patrimonio culturale dell’Umanità. Associazione del Museo vallesano delle bisses, Maison Peinte, Botyre Ayent, Casella Postale 34, 1966 Ayent, www.musee-des-bisses.ch


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