Nelle province di Lucca e Massa Carrara un itinerario tra cave di marmo, castagneti, rocche e borghi medievali
Testo e foto di Franca Dell’Arciprete Scotti
Pareti impervie e cave di marmo candido, boschi di castagni e piccoli borghi arroccati in collina. Il mare Tirreno sullo sfondo con le sue isole che brillano nel sole e, al di là del crinale, le città ricche e storiche della pianura padana. Siamo in una zona della Toscana protetta dalla denominazione di parchi nazionali e parchi regionali, un sistema di straordinaria varietà, una zona ancora da scoprire turisticamente con i suoi piccoli tesori e i suoi panorami spettacolari. Se la natura sorprende con la potenza dei picchi scoscesi delle Alpi Apuane, torrenti che scavano le valli e la lunga robusta dorsale appenninica, l’intervento dell’uomo non è da meno. Dalle cave di marmo alle faggete, ai castagneti, questo é un paesaggio profondamente antropizzato, dove da secoli si fatica per estrarre marmo, come per ricavare miele, farina di castagne, foraggio per gli animali. Ecco dunque anche un paesaggio segnato dai capannelli per i pastori ad alta quota, i “seccatori” per le castagne, i mulini alloggiati nel corso dei torrenti, i “ravaneti” cioè bianche discariche di sassi, materiale di scarto dall’estrazione del marmo, che abbagliano un po’ ovunque gli occhi degli escursionisti. Lo spartiacque delle Apuane separa due versanti e due microclimi decisamente differenti, uno continentale e uno mediterraneo: da una parte, a sud, clima caldo e umido con inverni miti, dall’altra, a nord, estati calde e inverni freddi. Così anche i prodotti tipici e la gastronomia di questi luoghi sono molto diversi: a sud crescono felicemente olivi e piante di agrumi, a nord il clima rigido condiziona castagneti, faggeti e alpeggi ricchi di mirtilli e lamponi. La visita del Parco Regionale delle Alpi Apuane può cominciare da uno dei centri visita a Seravezza, che conserva la piccola pieve romanica di San Martino alla Cappella, il cui rosone è attribuito a Michelangelo, il Duomo con pregevoli marmi policromi all’interno e un fonte battesimale del ‘500 con bellissime sculture. Accanto al Palazzo Mediceo con un imponente portale in pietra costruito per Cosimo primo nel 1555, la fondazione Arkad nata nel 2002 come centro interculturale dimostra l’amore e la creatività nella lavorazione del marmo da parte di due artisti celebri, Cynthia Sah e Nicolas Bertoux e dei loro giovani allievi. www.arkad.it
Salendo lungo il torrente Vezza, ecco aziende di trasformazione, blocchi di marmo trasportati da potenti ganci, panorami sui fenomeni carsici che nelle Apuane costituiscono il primo complesso carsico d’Italia, grotte enormi tra cui la famosa Grotta del Vento, il Monte Forato, dove è particolarmente suggestivo lo spettacolo del passaggio del sole durante il solstizio d’estate in giugno, migliaia di cunicoli sotterranei scavati dalle acque che penetrano sotto la superficie, creando abissi profondi anche più di mille metri. Pruno e Volegno sono paesini pittoreschi da percorrere a piedi tra sottoportici, sentieri lastricati, portali medicei, stemmi, poggi aperti con una vista spettacolare sul Monte Forato.
L’itinerario prosegue verso il versante del Monte Altissimo, dove Michelangelo andava a scegliere i suoi marmi. Qui si comprende la definizione di un geografo che definì le Alpi Apuane “un mare tempestoso istantaneamente pietrificato” Dovunque strade impervie che a ogni curva scoprono paesaggi potenti e blocchi immensi, cave dismesse segnate da striature nere come cattedrali abbandonate. Ma anche un paesino come Isola Santa dal nome suggestivo, che ricorda le tappe medioevali della Via francigena, quando i pellegrini trovavano accoglienza negli “ospitali” lungo la strada.
Ma lo spettacolo più potente delle Alpi Apuane si percepisce dal versante di Carrara, salendo lungo i tornanti che portano dal livello del mare a 1000 metri a Campocecina: belvedere mozzafiato sulle cave dove blocchi tagliati di netto costruiscono potenti gradoni intervallati dalle strade polverose a zig zag percorse da camion che portano i carichi di marmo fino al mare. Un tempo il mare era molto più vicino e la linea di costa molto arretrata: allora, nel primo secolo avanti Cristo, la città di Luni, avamposto romano contro le bellicose popolazioni dei Liguri, era il porto per l’imbarco dei marmi sulle naves lapidariae. La città di Carrara allora non esisteva: la sua origine risale all’Alto Medioevo, quando si riprese l’escavazione del marmo dopo il declino dell’impero romano. Oggi è considerata la capitale mondiale del marmo, posta allo sbocco delle quattro valli che costituiscono i principali bacini marmiferi apuani.
Da Campocecina, in fondo a questo paesaggio dantesco da girone infernale o da pozzo dei giganti, nelle giornate serene appaiono il promontorio di Monte Marcello, le isole Palmaria e Tino, l’intero golfo di La Spezia e, se il cielo è perfetto, anche in lontananza Capraia e Gorgona. E, per un’esperienza originale, il pacchetto “Sulle orme di Michelangelo” proposto dall’Hotel Byron di Forte dei Marmi invita a scoprire i segreti, la fatica e l’ingegno che sono legati alla storia del marmo, pur senza tralasciare i piaceri della cucina locale grazie ad uno chef d’eccezione. www.hotelbyron.net
Dal candore dei marmi l’itinerario porta in pochi chilometri ai boschi fitti della Garfagnana e da lì nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano. È questa una Toscana insolita, tutta da scoprire, rispetto alla classicità del senese e del Chianti. A Castelnuovo Garfagnana Ariosto, mandato come governatore dai signori Estensi nel 1522, si lamentava di trovarsi tra banditi e gente selvaggia e litigiosa che non gli dava requie. Oggi la Garfagnana é terra di accogliente ospitalità, dove è piacevole sostare anche per degustare le specialità dei luoghi: zuppa di farro e di funghi, torte salate di erbi, caprini e caciotte da gustare con il miele di castagna e di acacia, cinghiale e coniglio in umido, dolci di ricotta e farina di castagne. Oltre ai salumi speciali sconosciuti nel resto d’Italia, come il biroldo e la mondiola. Proprio i suoi cento e più campanili, le sue rocche e castelli inaccessibili, che ai tempi dell’Ariosto corrispondevano a fazioni in lotta, sono oggi le attrazioni pittoresche della Garfagnana.
Tanti i piccoli borghi da scoprire, da Ponteccio, con le case in pietra perfettamente conservate, alla fortezza delle Verrucole, un castello merlato arroccato in cima a una zona pietrosa, con il corpo di guardia, le due rocche poste agli estremi del colle, le casematte create per difendersi dalle armi da fuoco. Proprio a Ponteccio, l’albergo Il Castagno offre, non solo il meglio della cucina locale, ma anche un punto di sosta e di informazione per decidere le escursioni sul territorio, trekking, mountain bike, cavallo attraverso secolari boschi di castagni.
Dalla Garfagnana si passa in Lunigiana, la terra dei marchesi Malaspina che accolsero Dante durante il suo esilio. Al confine naturale tra le due regioni il Monte Argegna con il santuario della Madonna della Guardia a 1000 metri è la meta di escursioni estive tra il fresco degli alberi e la vista che spazia fino al mare. In Lunigiana ci si inerpica lungo le strade meno battute, quelle che corrono parallele all’autostrada e toccano piccoli borghi intatti. Come Licciana Nardi, famoso per le sue botteghe di artigiani che stanno riscoprendo antiche lavorazioni in lana, pelle e legno con l’Associazione “I laboratori del parco”, www.lebotteghedilicciana.it, o come Apella, con la sua torre, l’antico monastero e il borgo ora trasformato in albergo diffuso. Questo piccolo borgo medievale è una tappa lungo la Via del Sale che pellegrini e mercanti attraversavano, portando il prezioso carico dalla costa al di là dell’Appennino verso la pianura padana. Le antiche dimore in pietra ristrutturate sono trasformate in stanze e appartamenti accoglienti per trascorrere una vacanza immersi nella natura, nel silenzio e in totale relax. L’agriturismo Borgo Antico di Apella offre un ettaro di bioparco in cui sono presenti moltissime specie locali e selvatiche di piante antiche e animali in via di estinzione, l’orto dei “frutti dimenticati” come nespole, sorbe, mele cotogne, corbezzoli, melograni, il giardino delle erbe per la coltivazione di erbe officinali e aromatiche, borragine, maggiorana, tarassaco, salvia selvatica, erba cipollina. Ottimo punto di partenza per escursioni a piedi o in macchina in tutta l’area occidentale dell’Appennino Tosco Emiliano e ottima base per assaporare al meglio i gustosi piatti della cucina di Lunigiana: pattone o frittelle di farina di castagne cotte in forno tra foglie di castagne seccate servite con ricotta e miele di castagno, tagliatelle bastarde composte da farina bianca e farina di castagne condite con olio e parmigiano, “torte d’erbi”, cacciagione e polenta, agnello al testo, dolci artigianali.
Informazioni:
Parco Regionale delle Alpi Apuane, www.parcapuane.it
Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano, www.parcoappennino.it
Albergo ristorante Il Castagno, Ponteccio Giuncugnano,a mille metri di
altezza nel cuore della Garfagnana, www.locandailcastagno.it
Locanda Il Poveromo, Pruno di Stazzema, locandailpoveromo@libero.it
Agriturismo Borgo Antico Apella, Licciana Nardi (MS), www.agriturismoborgoantico.com, www.montagnaverde.it





