Nella città spagnola più allegra e più amata dagli appassionati di arte e di architettura, per vedere, al Museo Guggenheim, la mostra Serra-Brancusi, in cartellone fino al 15 aprile
di Silvana Rizzi
Il rumore sembra quello di una pallina da tennis, ma, oltrepassata la cancellata del Fronton, il loft affacciato sulla via principale del Casco Viejo di Bilbao, ci si trova ad assistere a una accanita partita di pelota, il gioco più famoso dei Paesi Baschi: i contendenti lanciano contro il muro di fondo la pallina con la mano, dopo averla ben protetta con guanti speciali di ogni dimensione e spessore. Se la pelota è il simbolo della tradizione basca, Bilbao, dal 1997 meta irrinunciabile per gli appassionati di arte e di architettura di tutto il mondo grazie al museo Guggenheim, è soprattutto il simbolo della riconversione di una città da industriale, siderurgica e portuale a culturale, turistica e professionale.”Erano gli anni ‘90”, racconta il direttore del museo,”quando si decise di mandare in giro per il mondo, da Bologna, a Melbourne, a Londra, trecento professionisti con l’incarico di studiare le città scelte, considerando le caratteristiche culturali ed economiche, che avrebbero potuto adattarsi a Bilbao”. Il risultato è stato un successo, tanto che la città, ignorata fino ad allora da un punto di vista turistico, oggi si trova ad accogliere oltre un milione di visitatori all’anno. Ad attirare qui il viaggiatore curioso sono l’allegria della città, a cui contribuisce un’ottima cucina a base di pesce a prezzi modici, e le architetture d’avanguardia, come lo “Zubizuri”, il ponte in vetro firmato Calatrava, le torri di Isozaki o, ancora, le entrate della metropolitana in metallo e acciaio, chiamate fosteritos, in omaggio all’architetto Norman Foster. L’ultima novità è la trasformazione dell’antico magazzino del vino, l’Alhondiga Bilbao, che Philippe Stark ha ristrutturato come spazio pubblico per la cultura e il tempo libero. Il pavimento in vetro della piscina al primo piano offre a chi entra la vista di un gioco geometrico di corpi in movimento liberati dal peso corporeo, quasi un’installazione surrealista.
Il museo Guggenheim
Il primo grande richiamo di Bilbao resta indubbiamente il celebre Guggehheim, firmato Frank Gehry, monumentale opera in titanio, simile a una nave ancorata sul fiume, che si illumina e cambia colore secondo la luce del giorno, le nuvole del cielo e i raggi del sole. Indiscutibile fascino. Qui si ha veramente l’impressione di vivere un sogno, come davanti a un quadro di Salvator Dalì. L’opera è animata all’esterno, sul fiume Nervion, dal grande ragno in bronzo di Louise Bourgeois, creazione simbolica in cui l’insetto dall’enorme ventre pieno di uova alludealla figura materna tesa a proteggere i figli con l’insuperabile ragnatela che le fa da scudo. Dalla parte opposta, invece, si erge maestoso Puppy, il cagnolino tutto fatto di fiori di Jeff Koons. Fino al 15 aprile, il museo ospita la mostra Serra-Brancusi, in un dialogo suggestivo tra l’americano Richard Serra e il rumeno Costantin Brancusi, che tanto affascinò il primo da illuminarlo sulla via dell’arte! Difficile, forse, per gli inesperti, comprendere a fondo il rapporto tra gli spazi e le proporzioni dei due artisti, ma l’eleganza, l’equilibrio e la sensazione di perfezione degli uccelli e delle teste femminili di Brancusi dominano lo spazio quanto le possenti sculture in bronzo di Serra. Una sosta per colazione al Bistrò del museo è un’occasione per gustare il baccalà, il piatto più celebre della cucina basca. A meno che non ci si lasci tentare da Nerua, il raffinato ristorante, sempre all’interno dell’edificio, con la cucina a vista, cui sovrintende un giovane chef da poco insignito di una stella Michelin. All’uscita, attraverso aiuole e giardini, costeggiando le torri di Isozaki e i centri commerciali, si raggiunge il museo di Belle Arti, a pochi passi da Plaza Moyua, animata oggi da gallerie d’arte e da divertenti bar designer, soprattutto lungo Juan de Ajuriaguerra.
Il Casco Viejo e le vie dello shopping
A piedi si va alla scoperta del Casco Viejo, il centro più antico della città, con Las Sietes Calles, le sette vie che l’attraversano, la Plaza Nueva, cuore del quartiere, animatissima la sera, la plaza Miguel de Unamuno e le tante botteghe, ancora oggi in piena attività, come quella di Gregorio Martin in Arte Kale, stracolma di rigidi baccalà sottosale. Dalle sei in poi, il ritrovo per tutti è in uno dei tanti bar per gustare i pintxos (pronuncia pincios), le tapas spagnole, a base di gamberetti, baccalà, polpa di granchi, acciughe e anche foie gras, come da Bertone e Montès, accompagnati dal vino bianco locale. Dopo un caffè da Iruna, l’affascinante bar in stile moresco più famoso della città, si attraversa il ponte sul fiume per tuffarsi tra la folla della Gran Via, quartiere ottocentesco della città: negozi, bar a pintxos e ristoranti ad ogni angolo. Una passeggiata affascinante per ammirare i tanti, bellissimi palazzi che si snodano intorno alle piazze e lungo tutto il cammino.
Informazioni
Ufficio Spagnolo del Turismo, milan@tourspain.es, www.spain.info/it
Vueling Airlines, www.vueling.com.
Museo Guggenheim: mostra Serra-Brancusi , da martedì a domenica dalle 10 alle 22, chiuso 25 dic, 1 gen. Abandoibarra e Etorbidea 2
Hotel Esperia, campo S.Volantin, quasi di fronte al Guggenheim, www.esperia-bilbao.com






